Argomenti di BENEDETTO DELLA VEDOVA

Referendum sull’articolo 18

La sinistra condizionata dal massimalismo e i sonni tranquilli della attuale maggioranza

A tre anni ormai dal referendum radicale, l'articolo 18 si ripropone con forza come tema centrale della politica italiana. La proposta che vede come sponsor principale Rifondazione comunista prevede di estendere l'applicazione dell'articolo 18 anche alle imprese che ora ne sono escluse, cioè quelle al di sotto dei quindici dipendenti. I promotori hanno fatto una scelta "radicale" e logica. Durante la campagna referendaria prima e a seguito della proposta di revisione del Governo Berlusconi poi, da parte della CGIL di Cofferati ma anche da parte di molti esponenti della sinistra, l'articolo 18 è stato indicato come un diritto fondamentale, un diritto di civiltà inalienabile. Ma se questo fosse vero, avranno pensato i promotori dell'attuale referendum, perché lasciare che milioni di lavoratori siano esclusi da questo diritto? Il ragionamento non fa una grinza, e poco importa, di fronte ad un "diritto di civiltà" quali possano essere le conseguenze sulle imprese e sui livelli di occupazione.

Circa la posizione da tenere su questo referendum si è aperto un duro scontro all'interno della sinistra. Bene, molti accusano Bertinotti di cercare irresponsabilmente una divisione della sinistra e di fare, in questo modo, il gioco di Berlusconi. Bertinotti fa il suo gioco e si appresta, qualunque sia la partecipazione al voto, ad incamerare i molti sì all'estensione dell'articolo 18 e a contendere a Cofferati la leadership della sinistra antagonista. Ma su questo referendum la sinistra di Rutelli e Fassino avrebbe la possibilità di mostrare a tutti un volto ed una politica riformatrice, anche a costo di un salutare strappo con le componenti massimaliste. In molti anche a sinistra pensano che la vittoria dei sì rappresenterebbe un colpo mortale alla parte più vitale dell'economia italiana, quella delle piccole e piccolissime imprese, e che alla fine si produrrebbe solo più lavoro nero e precario. Molti sostengono che una sinistra divisa, ad esempio dall'articolo 18, sarebbe destinata ad una sconfitta alle prossime elezioni; può essere, ma una sinistra condizionata dal massimalismo ed incapace di rompere con il passato (alla Blair, per intenderci) non rappresenterà per molto tempo ancora una alternativa liberale e di governo alla attuale maggioranza. Il che sarebbe un danno per tutti, a partire dalla attuale maggioranza destinata a dormire sonni tranquilli; troppo tranquilli.

b.dellavedova@agora.it

(da 'l Gazetin, MAGGIO 2003)


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