EDIZIONE BAGNATA, MA NON MENO FORTUNATA, DELL'INIZIATIVA ONAF/ACB
Il Bitto nasce lassù…
In luoghi non sempre "da cartolina" e grazie all'opera di uomini disposti a sopportarne i disagi

di SILVANA PAINDELLI

Lunedì 7 agosto. Un sole meraviglioso splende sulla valle… una vera cartolina illustrata che fa pensare: "Me ne starei sempre lassù in montagna, dove tutto è più calmo, luminoso, pulito". Ma poi gli occhi ti cadono sugli scarponi ancora infangati, sul pile che è steso ad asciugare, sulla k-way che non è stata ancora riposta nell'armadio, e il pensiero torna al fine settimana appena passato, giorni nei quali proprio il sole non si è visto. E pensare che c'era senz'altro almeno un motivo importante perché si affacciasse su Morbegno e la valle di Albaredo!

Infatti l'O.N.A.F. (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi) aveva deciso di organizzare proprio per sabato 5 e domenica 6 agosto la quarta edizione di "Lassù dove nasce il Bitto", escursione… casearia in alta quota. All'invito del comitato provinciale aveva risposto una trentina di persone provenienti dai quattro punti cardinali e, se erano naturalmente presenti diversi Valtellinesi, la delegazione più numerosa era quella piemontese, ma anche Udine era rappresentata, per non parlare di Giorgio Panduri, insegnante di lingua francese con la passione dei formaggi, giunto a Morbegno addirittura da Perugia!

A questo punto il comitato organizzatore (con la tenace Fides Marzi ed il vulcanico Alfredo Mazzoni in prima linea) si è trovato una serie di difficoltà da affrontare e ha dato prova di una notevole creatività e tempestività: dove alloggiare tutta quella gente? Come raggiungere i vari rifugi? Quale dei vari alpeggi si presentava meglio allo scopo? Ma soprattutto… che fare se fosse continuato il maltempo? Infatti, sconsolati, tutti scrutavano il cielo in cerca di un minimo spiraglio di luce che facesse dire: "Come sempre, il Meteo ha sbagliato!" Ma purtroppo le previsioni del tempo (perturbazione in transito, con sosta lunga fino a lunedì) si sono rivelate assolutamente esatte. E così, dopo una visita alle cantine dei fratelli Ciapponi nel cuore di Morbegno per rendersi conto di persona di quanta passione, competenza e pazienza richieda la stagionatura del Bitto, i nostri "eroi" si sono avviati verso Albaredo e i due rifugi dove avrebbero trascorso la notte, per ritrovarsi poi il mattino seguente alla "baita della cima" dell'Alpe Lago. Il breve tragitto a piedi, la cena ed il pernottamento nelle camere dei rifugi Piazza e Lago permettevano ai singoli di conoscersi, scambiare chiacchiere ed esperienze, ma è stato solo il mattino seguente che il gruppo si è sentito unito, nelle prime luci di un giorno per tutti davvero speciale.

Un breve scambio di telefonate faceva cambiare il programma già stabilito, così la comitiva al rifugio Lago sarebbe andata verso il passo di San Marco, all'Alpe Orta vaga mentre chi era alloggiato al rifugio in alto avrebbe raggiunto la baitèla dell'Alpe Piazza. Questo perché le condizioni del tempo non permettevano il ricongiungimento della compagnia. Intabarrati ed armati di macchine fotografiche ed ombrelli, abbiamo così raggiunto la malga dove si stavano concludendo le operazioni di mungitura ad opera dei soliti pastori aiutati dal piccolo Igor, un cascii di 14 anni che al nostro disagio da turisti per il maltempo ci diceva con un tono tra lo scherzoso ed il rassegnato: «Be', sono quattro giorni che non smette…»

All'interno della casera si respirava un clima familiare, dove ci si interrogava sui metodi di preparazione, salatura, conservazione dei formaggi senza mai assumere un tono dottorale, lasciando perciò lo spazio anche ai ricordi personali e, quando il casaro ha tolto dalla culdera la cagliata, è stato per tutti quanti un momento decisamente emozionante, nel quale si percepiva l'ammirazione ed anche l'invidia per chi svolge un lavoro così particolare.

La giornata è poi scivolata via lentamente fino al pranzo e al momento finale, nel quale i due gruppetti si sono riuniti al rifugio Lago per raccontarsi le reciproche esperienze. È stata questa una rara occasione per riflettere sui due giorni appena trascorsi, per dirsi lo stupore di aver visto all'opera due casari giovanissimi (Martino dell'Alpe Orta vaga e Flavio dell'Alpe Piazza non raggiungono in due i quarant'anni!) Il momento dei saluti è stato un arrivederci all'anno prossimo, per la quinta edizione, con una consapevolezza in più: il Bitto nasce lassù, ma soprattutto nasce grazie all'opera di uomini che amano questa attività e sono disposti a sopportare i disagi di una vita in luoghi che non sempre sono "da cartolina", come ben ci ha fatto capire il cascii Igor!



[DIDASCALIA DELLE ILLUSTRAZIONI (omesse nella versione on line)]:
Qui sopra, nell'immagine di pag. 22 e in quella di copertina, alcuni dei partecipanti all'iniziativa del 5 e 6 agosto 2000. (foto A. Mazzoni)

(da 'l Gazetin, SETTEMBRE 2000)

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